I libri della mia infanzia

Ciao cari lettori!

La mia indole nostalgica tende molto spesso a farmi tornare con la mente al passato e mi capita così di indugiare a lungo nei ricordi belli della mia infanzia. Così ho pensato che poteva essere carino tornare alle origini e parlarvi un po’ dei libri che mi hanno appassionata da bambina!

Attenzione! Questo post è abbastanza personale e i libri di cui vi parlo mi piacevano quando ero molto piccola e nella maggior parte dei casi mi limitavo a guardare le illustrazioni perché me li facevo leggere dalla mia famiglia, soprattutto da mia mamma. Quindi non sono da prendere come consigli, vorrei solo condividere i miei ricordi.

Mi sento di iniziare da un piccolo libro che si chiama Pandi. Probabilmente il primo libro che mi sia mai piaciuto da piccolissima (non credo di aver avuto più di tre anni). Il libro è semplicissimo ed è composto da cinque pagine cartonate che si aprono in verticale. Forse mi piaceva perché lo sentivo a “misura mia” dato il formato non tanto grande e dalle linee arrotondate a forma di panda. C’è un piccolo panda con la sua mamma e il testo si riassume in una singola frase che posso citare a memoria:

Salve! Sono un panda piccino piccino… e in braccio alla mamma schiaccio un pisolino. Non sono forse molto coraggioso… ma sicuramente… di bambù assai goloso! So stare con la testa all’ingiù… prova anche tu!

Ok, è abbastanza mediocre, però da piccola lo adoravo!

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Il prossimo testo per me è il più importante di tutti ed è una fiaba inserita in una raccolta vecchissima intitolata Dal mondo delle fiabe. La fiaba è I Tre Orsi e nel librone c’è scritto che l’autore è Tolstoij.*
La bambina protagonista si chiama Fiordaliso, ma è conosciuta ai più come Riccioli d’Oro.

La storia è abbastanza nota: una bambina passeggiando per il bosco si perde e trova una casetta di legno. Una volta entrata inizia ad assaggiare le pietanze che si trovano in tre recipienti diversi, poi si siede facendo scricchiolare tre sedie di varie altezze, infine esamina la comodità di tre letti, sempre di misure diverse, e, trovando quello che più le si confà, si accoccola in quello più piccolo. I proprietari della casa, una famiglia di orsi, rientrando in casa si accorgono del passaggio della bambina che nel frattempo fugge via.

Questa era la fiaba che mi faceva ripetere “ancora, ancora!” e che mia mamma pazientemente mi leggeva la sera. Forse la fascinazione più grande era suscitata dalle illustrazioni realistiche, super dettagliate e, mentre mia mamma leggeva, passavo il tempo a guardare ogni oggetto e mi sembrava veramente di essere lei, di esplorare, di mettere tutto in disordine. Questa storia è tanto radicata in me che ancora oggi mi sembra di sentire il profumo delle zuppe ancora fumanti dei Tre Orsi e, cosa ancora più strana e preoccupante, ogni volta che entro in una casa per la prima volta c’è sempre quella parte di me che si ricorda di Fiordaliso.

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L’altra storia che chiedevo a mia mamma prima di dormire è Piuma se ne vola via di Hans de Beer, che non so perché noi chiamavamo sempre “Piuma al vento”. Piuma, un orso polare, incontra una pulcinella di mare che non riesce più a volare perché ha le ali intrise di petrolio e così la porta a ripulirsi nella “sorgente che fuma e che guarisce tutte le malattie”. In seguito, la pulcinella di mare porta Piuma dove si trova una mongolfiera e gli spiega che con quella anche lui può volare. Così, saliti su, iniziano a volare insieme.
Ricordo che mi infondeva una certa serenità, forse per le immagini del volo in mongolfiera, dei dialoghi ricchi di positività e del rilassato silenzio ispirato dal bianco della neve. Ovviamente sto razionalizzando ciò che da bambina pensavo solo a godermi.

piuma se ne vola via

C’è anche un altro albo illustrato che ricordo che mi piaceva e allo stesso tempo mi spaventava tantissimo! Non era mio, ma lo guardavo sempre nella sala d’attesa del pediatra, quindi spessissimo perché mi ammalavo in continuazione. Nonostante mi impressionasse, dalla libreria sceglievo sempre quello. Solo di recente ho scoperto come si chiama: Quando avevo paura del buio di Mireille d’Allancé. Mi piaceva perché il bambino protagonista aveva le mie stesse paure quando si trovava al buio: tutti gli oggetti a lui familiari si trasformavano in mostri spaventosi e solo prendendosi cura del suo orsacchiotto, salvandolo dai pericoli riusciva così a superare l’angoscia e a far tornare la sua camera rassicurante come prima.

Lavorando al nido, mi capita di proporlo ai bambini, di assistere alle facce attente e coinvolte ed è veramente buffo pensare che mi sembra ieri che ero io a leggerlo! Il momento preferito dei bambini è quando la sedia assume le fattezze di un lupo super minaccioso (a me spaventava tantissimo la scena della palude che c’è anche sulla copertina).

Quando avevo paura_cover

L’ultimo che voglio menzionare è Cipì di Mario Lodi e disegnato dai suoi alunni. Fra tutti è quello che ho letto anche da più “grandicella”. Mi piaceva assistere alle avventure di questa famiglia di uccellini, spesso anche molto tristi. Ci sono particolarmente affezionata perché mia sorella usò un passo del libro come spunto per disegnarmi delle vignette che mi mostrava per farmi passare la paura del temporale (chissà se ha mai scoperto che io SO che non era tutta tutta farina del suo sacco! XD).

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Bene, siamo arrivati alla fine! Per me è incredibile come i libri che ci piacevano da piccoli ci restino attaccati e facciano parte così tanto di quello che siamo, tanto che spesso costituiscono (almeno per me) il 90% dei ricordi di quell’età ormai lontana.

E voi come vi ricordate i libri di quando eravate piccoli? Se vi va, raccontatemeli qui sotto nei commenti. Grazie per aver letto fin qui e alla prossima!

Gurghi

* Non so quanto sia integrale e soprattutto quanto sia dello scrittore russo. Le fonti delle prime versioni scritte risalgono alla prima metà dell’Ottocento ma si deduce che derivi da una tradizione orale molto più antica, d’altronde come quasi tutte le fiabe. Nel corso del tempo ha subito moltissimi cambiamenti, che riguardano soprattutto il personaggio principale e il finale, che nelle versioni più datate è molto più macabro.

P.S. Volevo prendermi questo posticino per ringraziare le persone che si sono prese la briga di rispondere al mio ultimo post, tipo qualche secolo fa. Ho apprezzato davvero tutti i consigli e la vostra vicinanza. Non mi sono fatta viva manco con un mi piace e io stessa non sopporto chi lo fa, la mia unica “scusa” è che tutti commettiamo delle incoerenze più di quanto siamo felici di ammettere.

 

6 risposte a "I libri della mia infanzia"

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  1. Tra i primi libri che ho avuto ce n’era uno di Hans de Beer con lo stesso orso polare, si intitolava “Orsacchiotto, dove vai?”. Un altro cartonato di grande formato era “Il coniglietto piccolo piccolo” di Marie-José Sacré. Poi n’era uno di piccolo formato dal titolo “Io e Mattia – Che ora è?” che illustrava le azioni quotidiane di un bambino e del suo orso di peluche. Infine un libro di favole di Esopo, presumo riadattate, che mi facevo leggere con frequenza.

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  2. I libri cartonati sono la mia infanzia, la mia nascita di lettrice con la voce della mamma che leggeva il testo, che io poi imparavo a memoria! Ne avevo un sacco, e parecchi sono ancora su qualche mensola altissima della libreria.
    Non mi ricordo neanche un titolo, ma ho bene impresse le immagini: quello che raccontava la giornata di un orsacchiotto, le avventure di un pulcino o di un coniglietto, mentre un altro che adoravo aveva le pagine con un buco a forma di mezzaluna, mezzaluna con cui se non sbaglio giocava un bambino che non voleva andare a dormire.
    Uno di cui invece ricordo il titolo è “Il libro che aveva un buco” di Jean-Olivier Héron. Protagonista una famiglia di topolini che scoprivano che questo buco metteva in comunicazione con un altro mondo. I disegni erano stupendi.

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    1. Sì, anche io infatti ricordo soprattutto le illustrazioni. L’aspetto visivo e sensoriale (esempio i libri con i buchi, i libri “da toccare”) hanno un impatto molto forte nei bambini. Bellissimo “Il libro che aveva un buco”! Grazie per averlo ricordato. 🙂

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