Girl from the Other Side, Nagabe

Cari lettori,

lo so che iniziare articoli scusandomi perché sono poco presente sul blog o auto-infliggermi colpe perché non conosco questo o quello sembra una costante, però questi per me sono mesi di cambiamento. Più in generale, in questo ultimo anno ho fatto tante esperienze nuove, sto imparando molto su di me e anche sul mio futuro. Purtroppo in questo periodo non ho molto tempo e soprattutto la calma interiore per dedicarmi come solito a letture di piacere, ma anche in questo senso sto, piano piano, ampliando i miei orizzonti, anche grazie allo studio, e fatto esperienze che mi stanno arricchendo intellettualmente. Piccole cose, davvero, ma che mi fanno stare bene e mi rendono soddisfatta in un periodo in cui non mi sento abbastanza e provo senso di colpa per cose minime. Se queste piccole cose irromperanno sul blog, ecco, questo è un vero mistero.

Per il momento do spazio a una piccola novità per me, perché sto per parlarvi di un manga. Ebbene sì, non ho mai letto manga (a dire il vero fino a poco tempo fa nemmeno fumetti), un po’ me ne vergogno, ma, come si dice, “ogni cosa a suo tempo”.

Girl from the Other Side è stata, quindi, la mia prima lettura manga! La serie, per il momento, conta sette titoli, mentre in Italia sono stati tradotti i primi due, che ho letto. Il terzo volume dovrebbe uscire a fine maggio.

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Una bimba dai tratti arrotondati e dalle vesti candide dorme placida su un grosso ceppo d’albero. Quando si sveglia guarda il bosco fitto strofinandosi un occhio, deve tornare subito a casa, o il Maestro si arrabbierà di nuovo.
Ha aspettato troppo, si è fatto tardi, ed eccolo che appare: i cunei aguzzi sulla sua testa e le lunghe corna contorte iniziano a delinearsi. La bimba, Sheeva, si gira verso di lui: il profilo è contornato da una linea bianca, lui si erge in tutta la sua altezza, buia come la foresta retrostante.

Lei lo guarda colpita, non sembra spaventarsi, e il dialogo che segue fa crollare pericolose supposizioni.

Quella è la mia sedia speciale! È perfetta per fare un pisolino!
Ah sì?
Maestro, Maestro! Ti brontola la pancia, vero?
Io non sento la fame.
Allora è la mia pancia che brontola!

Così inizia la storia, con due personaggi di fattezze opposte, ma per questo ancor più incredibilmente legati. Il Maestro è un mostro, una creatura del Mondo Esterno, deformato da una maledizione. Sheeva è una bimba sensibile e spensierata, parla spesso della sua nonna, dei momenti passati con lei tra favole e cucito, e freme al pensiero del suo ritorno che la condurrà a casa. Tutti se ne sono andati, il villaggio più vicino è deserto e il cibo inizia a scarseggiare, il Maestro e Sheeva hanno già preso quasi tutto quello che potevano.

Shiva

L’atmosfera è tetra, nell’aria aleggia una sensazione di attesa, il tempo sembra essere sospeso… In questo sfondo di oscurità e oppressione ci sono piccoli sprazzi di luce, quando Sheeva e il Maestro cucinano insieme, quando bevono il tè davanti al camino, quando preparano ghirlande fiorite.  

Attraverso la lettura di un libro che la nonna era solita leggere alla bambina, ci vengono svelati gli enigmi di questo mondo separato in due, Interno ed Esterno, eppure i dubbi non cessano mai del tutto, perché con l’avanzare delle tavole le risposte che il lettore si dà fanno sorgere altre domande.

Oltre ai vari indizi che vengono disseminati qua e là nella narrazione, ciò che spinge, secondo me, il lettore a continuare la lettura è l’approfondimento dei due personaggi principali. Il modo in cui interagiscono e in cui vengono tratteggiati gli aspetti della loro personalità è molto sottile. Sheeva, la bimba, ha una sua caratterizzazione che va oltre la bontà e il candore, così come il Maestro che si prende cura di lei non è solo una creatura misteriosa e orrorifica, ma è gentile, affettuoso nelle sue attenzioni, e i dettagli dei disegni di Nagabe gli conferiscono sobrietà ed eleganza: un perfetto connubio fra mostruosità e tenerezza.

Tutto è pervaso di fiabesco, sono tantissimi gli elementi dei disegni e della narrazione che si riconducono ai temi essenziali della fiaba. Dalla quarta di copertina:

Questa è la favola dell’oscura creatura e della bambina, che indugiano sul calar della sera, al confine tra il giorno e la notte.

Sorvolando sulla sostanziale differenza fra “favola” e “fiaba”, cito solo alcuni degli elementi a cui mi riferivo prima: l’avventura di Sheeva che comincia al di fuori della cornice familiare primaria, il bosco e la notte come luogo spazio-temporale privilegiato, l’abbandono, la presenza di figure orrorifiche, di mistero e di eventi che fanno pensare alla magia o alla presenza di divinità del bene e del male… Sarebbe bello analizzarle tutte, ma non è ora il momento.

Girl From The Other Side 1

Entrambi i volumi si concludono con un evento significativo per la trama. Se, però, il primo è stato intrigante per tutto il tempo, una volta presa familiarità con la storia, il secondo rischia di perdersi e di non reggere il confronto con i misteri aperti in precedenza. Senza svelare troppo, ho notato, nel secondo volume, una tendenza a entrare nel vivo di un enigma, per poi interrompere la sequenza in modo brusco, come se l’autore non riuscisse a mantenere la suspense senza improvvisamente cambiare situazione. Non so bene come spiegare questo concetto e non credo nemmeno sia un vero difetto, potrebbe forse essere un modo per rappresentare i vuoti di memoria vissuti dal Maestro.

In conclusione, questo manga-fiaba dark mi è piaciuto proprio tanto e non vedo l’ora che arrivi fine maggio per procurarmi il terzo volume!

Girl From The Other Side 2

E voi, siete a conoscenza di questa serie? Vi sembra interessante? Non esitate a scriverlo nei commenti, se vi va!

Ah, ne approfitto per farvi i miei auguri di buona Pasqua!

Alla prossima,

Gurghi

6 risposte a "Girl from the Other Side, Nagabe"

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  1. Ero un lettore di manga molto assiduo soprattutto anni fa, adesso perlopiù porto avanti solo qualche serie iniziata allora. Dalla mia esperienza parziale, però, mi pare che questo fumetto di cui parli sia piuttosto originale nel panorama attuale e che meriti attenzione.

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